CHE TIPO DI MALATO DI INTERNET SEI? TE LO DICE LO PSICHIATRA ON LINE

Cyber sexual addiction, cyber relation addiction, information overload: alcune delle categorie della dipendenza da internet analizzate dallo psichiatra David Martinelli, del Centro Pediatrico Interdipartimentale Psicopatologia da Web presso la Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, attraverso il corso FAD del provider ECM 2506 Sanità in-Formazione “Internet e adolescenti: I.A.D. e cyberbullismo” 

Dopo lo #Sconnessiday al Ministero della Salute, e la proposta di istituire una Giornata Mondiale della S-connessione, Consulcesi Club lancia il sito internet http://www.sconnessiday.it/: pazienti, insegnanti e genitori potranno accedere gratuitamente al corso per saperne di più sulla web-addiction

Che tipo di malato di internet sei? Una domanda che potrebbe suonare provocatoria, ma non lo è affatto: dopo il grande successo, anche mediatico, dello #SconnessiDay al Ministero della Salute, e la proposta condivisa con il cast e il regista del film “Sconnessi”, Christian Marazziti, di istituire una Giornata Mondiale della S-connessione da celebrare ogni 22 febbraio, Consulcesi Club torna sull’allarme dipendenza dal web e lo fa attraverso il sito internet http://www.sconnessiday.it.

Proprio su http://www.sconnessiday.it, infatti, il corso FAD (Formazione a Distanza) del provider ECM 2506 Sanità in-Formazione “Internet e adolescenti: I.A.D. e cyberbullismo” è fruibile gratuitamente anche da
parte di pazienti, insegnanti e genitori. Ma chi sono i malati di internet? A spiegarlo, il responsabile scientifico del corso, lo psichiatra David Martinelli, del Centro Pediatrico Interdipartimentale Psicopatologia da Web
presso la Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, che elenca le seguenti categorie dell’internet addiction:

CYBER SEXUAL ADDICTION, ovvero l’uso compulsivo di siti dedicati al sesso virtuale e alla pornografia.
CYBER RELATIONAL ADDICTION, che consiste nell’eccessivo coinvolgimento nelle relazioni virtuali, con la compulsione ad instaurare rapporti esclusivamente (o quasi) attraverso il web, soprattutto tramite i social network.
NET COMPULSION. Tra i diversi tipi di dipendenza dal web, la “compulsione per la Rete” è quella che più di tutte può mettere a rischio le finanze di chi ne soffre, perché è caratterizzata da acquisti compulsivi attraverso siti di e-commerce e portali specializzati in aste, e dall’utilizzo di portali dedicati
al gioco d’azzardo online.
• INFORMATION OVERLOAD, che affligge i ricercatori ossessivi di informazioni sul web, attraverso giornali on line, motori di ricerca ed enciclopedie digitali.
COMPUTER ADDICTION, la tendenza al coinvolgimento eccessivo in giochi virtuali, come per esempio i MUD’s (Multi User Dimensions – giochi di ruolo).

Il corso presenta anche una intervista doppia in cui a Martinelli fa da contraltare Maurizio Mattioli, altro protagonista di “Sconnessi”: un divertente botta a e risposta su internet addiction, nomofobia (la paura di essere sconnessi dallo smartphone) e cyberbullismo.

Parallelamente al sito internet, è attiva anche la Pagina Facebook https://www.facebook.com/SconnessiDay/
con infografiche e materiali video per sollecitare giovani e adulti a “sconnettersi” da tutti i device almeno un’ora al giorno, dalle 20.30 alle 21.30, per tornare a vivere le relazioni reali e a comunicare davvero.

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Vaccini, diete e sesso: tra dubbi seri, curiosi e fake news

Le 10 domande che gli italiani fanno più spesso al “Dottor Google”

Secondo le statistiche il 97% delle persone si rivolge al motore di ricerca per avere risposte sulla salute
L’analisi del provider ECM 2506 Sanità in-Formazione, in collaborazione con Consulcesi Club, rivela quali
sono le ricerche “top” degli italiani, e come i medici agiscono per “sconfiggere” il dottor Google.

Un problema di salute, sintomi che incutono timore, domande troppo imbarazzanti da rivolgere al proprio medico? Secondo le statistiche, nel 97% dei casi gli italiani si rivolgono al dottor Google, spesso incuranti
del rischio di incappare in contenuti superficiali o del tutto falsi, che nulla hanno a che fare con il rigore dell’approccio medico-scientifico. Per fare luce su una situazione dai risvolti preoccupanti, il provider ECM 2506 Sanità in-Formazione, in collaborazione con Consulcesi Club, ha voluto fare chiarezza con uno studio sulle domande che gli italiani, nel corso del 2017, hanno fatto più spesso a Google, e ne è emersa una panoramica che spazia da dubbi seri a questioni decisamente più curiose.

I DUBBI PIÙ FREQUENTI
Vaccini obbligatori, dieta mediterranea, sintomi dell’intolleranza al glutine, come curare il diabete, abbassare il colesterolo.

CURIOSITÀ E FAKE NEWS
Vaccini e autismo, la dieta del limone, anguria e diabete, semi di chia per la tiroide, disturbi sessuali. Ma i medici come si stanno muovendo per arginare la concorrenza (sleale) del dottor Google? La risposta sembra essere nella formazione, specialmente attraverso le nuove tecnologie della FAD (Formazione a Distanza): secondo l’analisi del provider ECM 2506 Sanità in-Formazione sui corsi FAD del suo catalogo (oltre 150, on line gratuitamente sul sito www.corsi-ecm-fad.it) preferiti dai camici bianchi durante il 2017, i medici hanno contezza di quali sono i dubbi in materia di salute che maggiormente preoccupano gli italiani, e scelgono un aggiornamento ECM (Educazione Continua in Medicina) coerente con i bisogni dei pazienti.

Gli argomenti preferiti, nello specifico, sono stati:

Alimentazione (18%)
Diabete (15%)
Tiroide (14%)
Disturbi mestruali (13%)
Rapporto Medico-Paziente (10%)

Ex Specializzandi: Consulcesi continua la lotta dei rimborsi

Sono oltre 80 i milioni di euro all’anno che la Presidenza del Consiglio è costretta a stanziare per rimborsare migliaia di medici specializzati dal 1978 al 2006. Consulcesi diventa la voce dei diritti dei camici italiani, una voce finalmente ascoltata e sostenuta dai fatti.

Tra il 1978 ed il 2006 migliaia di medici italiani hanno visto venir meno i propri diritti per la mancata attuazione delle direttive UE in materia di borse di studio e riconoscimento dei diritti e dello status professionale. Per questo motivo è scesa in campo Consulcesi, realtà fortemente voluta dall’imprenditore Massimo Tortorella, da oltre 20 anni in prima linea a tutela dei diritti dei professionisti della sanità.

Ad oggi Consulcesi ha già fatto riconoscere oltre 530 milioni di euro ai medici per le borse di studio non pagate durante gli anni di scuola post-laurea, e continua a ricevere centinaia di richieste attraverso il sito www.consulcesi.it, forte della convinzione che questa lotta, oltre a restituire dignità ai medici, rappresenta un forte valore simbolico per tutti gli ex specializzandi che si trovano dopo anni a veder ripagate tutti gli sforzi associati al periodo di studio.

Si è parlato di questo durante un incontro-confronto tenutosi a Roma presso la “Sala Aldo Moro” in Via Campo Marzio, lo scorso 3 ottobre 2017, incontro moderato dal giornalista di LA7 e Radio24, David Parenzo. All’incontro è intervenuto anche il Presidente dell’OMCeO, Giuseppe Lavra; alcuni esponenti del Parlamento nelle persone di Luigi D’Ambrosio Lettieri e Guido Viceconte e l’amministratore delegato Consulcesi, Andrea Tortorella.

Durante il dibattito si è parlato delle principali problematiche lavorative che gli operatori sanitari sono costretti ad affrontare costantemente e che minano la tenuta del Servizio sanitario nazionale: turni massacranti, blocco del turnover, imbuto formativo e accesso alla professione.

Giuseppe Lavra, Presidente dell’ordine dei medici di Roma, si è così espresso in proposito:

Consulcesi continua ad ottenere successi sulla vicenda degli ex specializzandi e per questo il suo interessamento è senz’altro da apprezzare così come l’impegno, che definirei “patriottico”, per il Ddl 2400. Mentre mi rallegro per i colleghi che raggiungono questo traguardo non posso non pensare ai giovani medici ed in particolare all’attuale caso delle Scuole di specializzazione: ogni anno si laureano circa 9mila medici che hanno già superato l’ostacolo del numero chiuso per l’accesso alla facoltà di medicina; di questi, solo metà otterrà la borsa di specializzazione, gli altri resteranno in un limbo assurdo e illogico. E il pericolo è serio, perché nei prossimi 10 anni dovranno essere rimpiazzati 60mila medici: considerando che sono 130mila i camici bianchi attivi nel Servizio sanitario nazionale, stiamo parlando di quasi la metà del personale che rischia di non essere sostituito”.

Sulla stessa linea d’onda è Andrea Tortorella, Ad Consulcesi che ha anche posto l’attenzione su uno dei più grandi spettri che incombono quando si tratta di richiedere l’ottenimento di un diritto: la prescrizione:

«Grazie al network legale Consulcesi & Partners tuteliamo i camici bianchi attraverso una visione internazionale e prospettica delle problematiche legate alla loro professione. Da molto tempo richiamiamo l’attenzione delle istituzioni alla ricerca di una soluzione politica della vicenda degli ex specializzandi, che sembrava potesse essere proprio quella proposta attraverso il Ddl 2400. Purtroppo, da questo fronte non arrivano buone notizie e il diritto di migliaia di medici specialisti è messo a rischio dall’imminente scadenza dei termini prescrittivi. Sebbene i nostri legali ritengano che in assenza di una norma attuativa, secondo i principi stabiliti dalla Cassazione, i termini di prescrizione non inizino a decorrere, invitiamo i medici specialisti a tutelarsi per far valere il diritto al rimborso, già riconosciuto a migliaia di colleghi. Per farlo è possibile seguire due strade: avviare l’azione legale o produrre un atto interruttivo, ovvero una diffida, nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri competenti. È necessario, comunque, attivarsi entro il 10 ottobre a causa dei tempi tecnici della presentazione dell’istanza. A disposizione mille consulenti che rispondono al numero verde 800.122.777 e direttamente sul sito internet www.consulcesi.it».

Chi è Consulcesi

Consulcesi è un network legale leader nella tutela dei medici e degli aspiranti tali, nota per essere al centro di numerose battaglie a favore dei camici bianchi di tutta Italia.

Da oltre 20 anni Consulcesi, che ha sedi anche a Londra, Lugano, Miami e Tirana oltre a Roma, lotta per i diritti dei camici bianchi, mettendo a disposizione di tutta la classe medica esperienza, professionalità ed una vasta gamma di Servizi: menzioniamo in proposito la più grande piattaforma di formazione web che conta oggi oltre 150 corsi FAD. E ancora lo scudo legale completo offerto in collaborazione con DAS e la tutela legale per dare tutto il supporto in tema di necessità relative alla professione e non solo.

Consulcesi ha nel tempo stretto accordi con la maggior parte dei principali OMCeO italiani, Sindacati, Associazioni ed Enti che hanno convenzionato tutti i propri iscritti, favorendone così l’accesso ai servizi Consulcesi.

Terrorismo: l’Inghilterra in stato di assedio. Da Londra la testimonianza dell’imprenditore italiano Massimo Tortorella

11 settembre 2001, quattro aerei di linea vengono dirottati nei punti nevralgici degli Stati Uniti d’America, causando la morte di circa 3000 persone ed il ferimento di oltre 6000, oltre che il crollo dei simboli economico-commerciali degli USA, le Torri Gemelle. 11 settembre 2001, il giorno in cui cambiò senza appello, l’ordine mondiale ed è stata condannata a morte la civiltà. E’ riduttivo, senza alcun dubbio, far risalire la “secolare” questione mediorientale a quel maledetto 11 settembre, ma non è possibile negare che sia proprio quella la data che ha dato il via all’ inasprimento delle rimostranze e degli atti di forza di fazioni dell’islam radicale in continua crescita. Al Qaida prima, l’ISIS poi, sono diventati i “nuovi mostri” della porta accanto; ciascuno di noi ne subisce l’azione e che sia in modo diretto o collaterale, subiamo in una misura in cui non è più possibile pensare di “non farne parte”. Chi siano poi i veri mostri saprà dircelo la storia, non è questa la sede per prendere parte di uno schieramento, ma è questa la sede per ricordarci di un dolore globale che ci unisce inevitabilmente tutti.

12 ottobre 2002, nell’isola indonesiana di Bali perdono la vita 202 ragazzi per mano di attentati terroristici all’interno di un locale nella zona di Kuta, rinomata località turistica dell’isola. L’attentato è rivendicato da un’organizzazione vicina ad Al Qaida. 11 marzo 2004, Madrid viene messa a ferro e fuoco da dieci bombe poste all’interno di 4 treni. Muoiono 191 persone, colpite nella loro quotidianità. 2000 sono i feriti. Anche qui, l’attacco viene rivendicato da Al Qaida

7 luglio 2005, è la volta di Londra. Quattro attacchi all’ora di punta, distruggono tre treni della Tube ed un bus a due piani: 56 morti e 700 feriti. Attacco rivendicato da un gruppo vicino ad Al Qaida. Tra il 26 ed il 29 novembre del 2008 ad essere presa di mira è l’India. Vengono assaltati alberghi di lusso e dunque turistici, la stazione ferroviaria ed un centro ebraico di Mumbai. Il bollettino è di 166 persone morte.

Tra il 21 ed il 24 settembre del 2013 un commando assalta, in Kenya, il centro commerciale Westgate a Nairobi. 67 le vittime e attentato rivendicato dal gruppo estremista Al Shebab. Sempre in Kenya perderanno la vita altre 148 persone (tutti studenti), il 2 aprile del 2015, per mano dello stesso gruppo. In quell’occasione venne assaltata l’Università di Garissa.

Gennaio 2015: inizia la via crucis infinita della Francia, ancora oggi mirino “preferito” degli estremisti e centro nevralgico di formazione per migliaia di giovani fighters. Due uomini armati fanno irruzione nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, uccidono 12 persone. Il giorno dopo viene uccisa una poliziotta poco fuori Parigi, l’assalitore prenderà poi in ostaggio delle persone all’interno di un supermercato kosher, uccidendone quattro.

Purtroppo per la Francia, il peggio sarebbe dovuto ancora arrivare e quel peggio lo ricorderemo per intere generazioni: 13 novembre 2015. Durante quella frenetica giornata, l’organizzazione terroristica dell’ISIS prepara una serie senza precedenti di attentati che porteranno alla morte di 130 persone e al ferimento di 350. Le zone colpite saranno in tutto 6, tra il decimo e l’undicesimo arrondissement di Parigi. Vengono colpiti bar e ristoranti all’aperto, lo Stadio de France ove era in corso la partita Francia-Germania e la sala concerti Bataclan che registra le maggiori perdite, 89.

Il 2015 è decisamente un annus horribilis, vengono infatti colpite anche, nell’ordine, Tunisia, Turchia, Egitto e Libano. In Tunisia viene colpito un resort sulla spiaggia di Sousse il 26 giugno, quando uno studente armato di kalashnikov uccide 38 turisti. In Turchia vengono uccise 102 persone con attacco kamikaze alla stazione ferroviaria di Ankara, il 10 ottobre. Sempre ad ottobre, il 31, in Egitto si schianta un Airbus russo partito da Sharm el-Sheikh. Moriranno 224 persone per il più grave disastro aereo nella storia della Russia. A rivendicarlo è sempre l’ISIS. In Libano si registrano infine 44 morti per un attacco firmato ISIS a Beirut, contro il movimento sciita libanese Hezbollah. Se il 2015 è stato un anno di terrore, non va meglio al 2016, anno in cui cambiano le modalità di attacco da parte degli attentatori ISIS, ma non la sostanza. Non vengono utilizzate bombe e kamikaze per uccidere ma i simboli della vita quotidiana di ciascuna persona: le automobili.

E’ il 14 luglio 2016, giorno di festa nazionale per la Francia. A Nizza, vanno in scena i noti festeggiamenti sulla Promenade Des Anglais che culmineranno con gli spettacolari e tradizionali fuochi artificiali. Quella tradizione però non verrà rispettata perché un autocarro si farà strada poco prima, tra la folla, a tutta velocità investendo volontariamente centinaia di persone. I morti saranno 86 a fronte di 302 feriti.

La stessa dinamica verrà poi ripetuta a Berlino, nella notte del 19 dicembre 2016. Un autoarticolato piomba su un mercatino di Natale uccidendo 12 persone e ferendone 56. Il 22 dicembre, l’attentatore Anis Amri viene trovato ed ucciso in Italia, a Sesto. Nel mese di marzo del 2016 tocca anche a Bruxelles ed Istanbul, per altri morti da piangere e mostri da combattere. Siamo nel 2017 e gli attacchi terroristici non si fermano, continuano anzi a colpire senza tregua l’Europa, senza considerare i quotidiani attacchi perpetrati in tutte le altri parti del mondo (da citare la questione siriana che meriterebbe un capitolo a parte, la situazione irachena, del Kurdistan, della Nigeria, tanto per dirne alcune).

Tra marzo e settembre il terrore inizia a diventare in modo inquietante sinonimo di una grande Capitale europea: Londra. La Gran Bretagna diventa inevitabilmente il bersaglio più colpito considerando l’arco temporale degli attentati e le conseguenze riportate. E’ il 22 marzo, nei pressi del ponte di Westminster di Londra un’auto impazzita falcia i pedoni uccidendone 4 e prosegue la corsa fino a Parliament Square, nelle vicinanze di Palazzo Westminster. Morirà un agente di polizia, accoltellato a morte dall’attentatore Khalid Massod. Di nuovo un’auto, di nuovo morte, di nuovo ISIS. Il 22 maggio sarà il turno di Manchester, un attacco suicida uccide 23 persone e ne ferisce 122 durante il concerto della pop star Ariana Grande. Il 3 giugno viene presa di mira la zona pedonale del London Bridge: tre uomini a bordo di un furgoncino investono dei passanti per poi scendere per accoltellarne altri. Moriranno 8 persone.

Per Londra non è finita, il 16 settembre 2017 infatti, un nuovo attentato di matrice islamista colpirà la zona 2 della città. Nel mezzo ci sono gli attentati di Parigi del 20 aprile, ove perde la vita un agente accoltellato, e quello di Stoccolma del 7 aprile, quando muoiono 5 persone travolte dall’ennesimo camion lanciato sulla folla di Drottninggatan. Leggendo rapidamente questa “piccola” e sicuramente non esaustiva cronistoria, manca (fortunatamente) il nostro Bel Paese, risparmiato quanto meno in modo diretto, dalle azioni terroristiche dell’ISIS (se intenzionalmente o meno, qualcuno in futuro saprà spiegarcelo, ma non ci addentreremo in questa sede ad azzardare ipotesi sul perché l’Italia non venga colpita).

Il fatto che il nostro Paese non abbia dovuto sopportare lo strazio degli attenati, non mette purtroppo al riparo gli italiani dalle terribili conseguenze degli stessi. Sono molte le vite italiane perse negli attentati verificatisi in Europa e nel mondo. Sono infatti milioni i connazionali che vivono e lavorano all’estero e che diventano uniche fonti utili e testimoniali di ciò che accade in “un lontano da noi” che poi tanto lontano non è.

Uno di questi è l’imprenditore italiano Massimo Tortorella, presidente del gruppo Consulcesi, che ha scelto Londra come città d’azione per sé e per la propria famiglia. È proprio Massimo Tortorella a raccontare alle tv di informazione italiane quanto accaduto il recente 16 settembre a Londra, nella linea verde (District Line), all’altezza della stazione di Parsons Green, zona 2 della città londinese. Un grazie va lui e a tutte le famiglie italiane che vivono all’estero, per garantire quel ponte di fratellanza e aggiornamento costante tra il nostro Paese e tutti gli altri colpiti dall’odio.

Erano le 8.30 quando improvvisamente all’interno di un vagone della Tube, fermata Parsons Green, esplode un ordigno fortunatamente “improvvisato” che ha ferito 29 persone, nessuna in modo grave. La tragedia è stata evitata grazie ad un innesco anticipato del timer, segno che l’attentato terroristico fosse stato preparato in modo frettoloso e probabilmente non da un commando “professionista”. Il colpo di fortuna nasconde però un’inquietante verità: il terrorismo è divenuto capillare, dematerializzato, liquido. Non agisce più attraverso cellule organizzate ma si nutre di “cani sciolti” a cui bastano pochi tutorial su internet per preparare ordigni, armi e pianificare azioni di morte spesso (fortunatamente) balbettanti. Un attentato è comunque un attentato, anche laddove non si registrano vittime, ecco perché la premier britannica Theresa May ha annunciato l’innalzamento dell’allerta nazionale.

Massimo Tortorella rappresenta il volto di migliaia di italiani che si ritrovano, inconsapevolmente, a far parte di un disegno inaspettato, violento e contro cui l’unica arma possibile è forse il fato, quel destino di cui spesso parliamo senza comprenderne davvero l’entità. L’imprenditore italiano si è trovato nel classico posto sbagliato, nel momento sbagliato, con l’unica “colpa” di assolvere il suo ruolo di padre. Nel mentre avveniva l’attentato infatti, Massimo Tortorella stava accompagnando i suoi figli a scuola. Questione di attimi e la tragedia è servita. È lo stesso imprenditore ad avvalorare la tesi secondo cui il terrorismo è ormai ovunque, in modo troppo fluido per essere “anticipato” o anche semplicemente “annusato”. Massimo Tortorella 7 anni fa si sposta dal centro di Londra in zona 2, riflettendo proprio sui numerosi attacchi che colpiscono il cuore della città londinese. Oggi, intervistato da Sky, Rai, Mediaset, ammette di non sentirsi al sicuro nemmeno in quella zona che avrebbe invece dovuto garantirgli più serenità.

La domanda a questo punto è univoca: esiste o esisterà più un luogo in cui sentirci finalmente sicuri?

Formazione dei medici e migrazione

«La formazione dei medici che si trovano ad avere pazienti immigrati è fondamentale oggi per riuscire a garantire effettivamente il loro diritto alla salute. La collaborazione tra il servizio pubblico e il privato sociale è la via giusta per fare accedere quante più persone, e in particolare i rifugiati, spesso portatori di grandi vulnerabilità, alla prevenzione, all’emersione e alla cura».

A parlare è Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli di Roma, sede del secondo corso di Educazione Continua in Medicina “Salute e Migrazione curarsi e prendersi cura”, tenutosi tra il 19 ed il 22 settembre 2017.

Il corso fa parte del progetto “Sanità di Frontiera”, voluto dall’Osservatorio internazionale per la Salute (OIS) di cui è fondatore, tra gli altri, Massimo Tortorella, leader del Gruppo Consulcesi.

I 4 giorni di corso hanno visto avvicendarsi moltissime importanti personalità del settore medico, tra cui esponenti di Ministero degli Interni, Ministero della Salute, OIM, OMS, Save the Children, UNHCR, INMP, SIMM, Caritas, MSF, Croce Rossa Italiana, Istituto Superiore di Sanità, Centro Astalli, ASGI

(Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione). Le richieste di partecipazione sono state oltre 600, un successo se si pensa soprattutto alla delicatezza e sensibilità delle tematiche affrontate.

Sulla migrazione infatti, che se ne parli politicamente o culturalmente, esistono pareri contrastanti spesso forti, a volte violenti che non ci danno modo di comprendere appieno come affrontare la “questione”, soprattutto in termini medici.

Ciò che è importante sapere e dunque riconoscere è che il migrante arriva a seguito di un lungo viaggio a cui spesso molti non sopravvivono, ed arriva con un bagaglio psico-fisico compromesso e soprattutto complesso. Saper come gestire tale difficoltà è importante al fine di superare le barriere culturali che ci imponiamo, creando invece consapevolezze, ponti e nuove risorse. Non è un caso che ad avallare il progetto Sanità di Frontiera di OIS, ci sia il Santo Padre, Papa Francesco, motivo di grande orgoglio per lo stesso Massimo Tortorella e Consulcesi, gruppo che ha attivato tra le altre cose un corso FAD (formazione a distanza), per consentire a tutti i medici di completare il proprio percorso formativo in tema di migrazione.

Progetto Sanità di Frontiera

Sanità di Frontiera è un progetto a firma di OIS, Osservatorio Internazionale per la Salute, avallato, tra gli altri, niente meno che dal Santo Padre Papa Francesco. Il progetto riguarda un tema molto sensibile e di estrema attualità, la migrazione.

Ogni giorno sulle coste del nostro Paese, arrivano centinaia di migranti le cui condizioni psico-fisiche sono spesso al limite dell’umanità. Il progetto Sanità di Frontiera nasce proprio per meglio comprendere quale sia l’approccio sanitario migliore da rivolgere a queste persone.

«L’iniziativa , messa a punto dall’Osservatorio e presentata nella prima

metà del 2016 presso il Ministero della Salute, guarda al wellbeing dei migranti come un tutt’uno con quello della collettività nazionale e internazionale e mira a sostenere il forte impegno sociale mostrato dai medici italiani. Il corso si caratterizza per l’attenzione particolare dedicata all’approccio psicologico e multiculturale quale strumento indispensabile a migliorare le interazioni tra gli operatori sanitari e gli stranieri presenti sul nostro territorio, nonché il benessere dei migranti e delle comunità di accoglienza». Queste sono le parole del presidente del Comitato Scientifico OIS, Giuseppe Petrella che mette in luce il vero problema dell’accoglienza dei migranti: la barriera culturale e l’aspetto psicologico.

Sanità di Frontiera ha così lanciato la seconda edizione del corso in Educazione Continua in Medicina “Salute e Migrazione curarsi e prendersi cura”, tenutosi tra il 19 ed il 22 settembre 2017.

Sono state oltre 600 le richieste di partecipazione ed il tanto interesse ha fatto sì che il provider di corsi FAD (formazione a distanza del Gruppo Consulcesi) istituisse un corso apposito per il completamento formativo dei medici che non sono riusciti a partecipare.

Tante le personalità di settore presenti al corso OIS,

tra i docenti infatti c’erano esponenti di Ministero degli Interni, Ministero della Salute, OIM, OMS, Save the Children, UNHCR, INMP, SIMM, Caritas, MSF, Croce Rossa Italiana, Istituto Superiore di Sanità, Centro Astalli, ASGI

(Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione).

Il Corso si è tenuto a Roma, presso la sede nazionale del Centro Astalli e ha, come detto, riscosso moltissimo successo. Proprio il successo ricevuto dal progetto “Sanità di Frontiera” ci aiuta a comprendere, seppur in piccola parte, la misura del cambiamento che sta vivendo il nostro Paese. E’ evidente che le barriere culturali in un certo qual modo stanno cedendo e l’attenzione per la questione “migranti” è finalmente comprovata.

Sul corso destinato agli operatori di settore medico, è intervenuto anche Massimo Tortorella, uno dei fondatori dell’Osservatorio, che ha fatto eco alle parole del Santo Padre, grande “sponsor” del progetto Sanità di Frontiera:

«Sanità di Frontiera, è un’iniziativa per la tutela del benessere collettivo e per la formazione dei medici, italiani e non solo, che si trovano sempre più spesso a confrontarsi con la realtà delle migrazioni. Si tratta di un progetto importante e benefico su cui invitiamo tutti a fare un passo avanti ispirati dalla propria coscienza e dall’esempio e il dono del Santo Padre Francesco giunto a “Sanità di Frontiera” mediante l’Obolo di San Pietro».

Osservatorio Internazionale per la Salute (OIS)

Quello dei migranti è uno dei temi più sensibili della società civile, fenomeno che ha visto moltissime evoluzioni nel corso del tempo e dei cicli storici. Comun denominatore di ogni evoluzione è quello del superamento culturale del concetto di “frontiera” inteso come altro da sé, anziché come risorsa. Quotidianamente ci troviamo a dover affrontare emergenze in materia di migrazione, senza riuscire a capire come affrontarne le conseguenze ed è per questo che scende in campo direttamente l’Osservatorio Internazionale per la Salute, OIS.

Con il progetto “Sanità di Frontiera”, OIS cerca di mettere in fila domande e dubbi, offrendo però risposte valide e concrete attraverso l’azione. Il progetto in particolare, cerca di dare una risposta ad una delle domande forse più ricorrenti quando si parla di migrazione: cosa possono fare i medici, il personale sanitario e gli operatori di settore in riferimento ai migranti?

Francesco Aureli, presidente OIS, risponde a questa domanda attraverso la seconda edizione del corso di Educazione Continua in Medicina “Salute e Migrazione curarsi e prendersi cura”, tenutosi tra il 19 ed il 22 settembre 2017.

All’interno del corso, esperti della medicina delle migrazioni (psicologi, mediatori, medici) hanno messo a disposizione le loro competenze per trasferire nozioni necessarie al fine di comprendere quale sia l’approccio sanitario migliore nei confronti dei migranti. Quello dell’assistenza medica è un tema molto delicato quando si parla di immigrazione; pensiamo ai tantissimi arrivi di Lampedusa, ove giungono i migranti che riescono a sopravvivere a mesi di viaggio impervio. L’assistenza medica è dunque la prima cosa a cui pensare, così come quella psicologica.

Il corso analizza in modo analitico e pratico, le conseguenze emotive oltre che fisiche, subite dal migrante in arrivo, seguendo una strada di abbattimento delle barriere culturali. L’obiettivo è quello di dare uno sguardo a 360° del fenomeno migratorio e cosa esso comporta in termini di salute fisica.

Al corso OIS hanno partecipato grandi personalità di settore, tra i docenti infatti vi sono esponenti di Ministero degli Interni, Ministero della Salute, OIM, OMS, Save the Children, UNHCR, INMP, SIMM, Caritas, MSF, Croce Rossa Italiana, Istituto Superiore di Sanità, Centro Astalli, ASGI

(Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione).

Come detto, il corso è arrivato alla sua seconda edizione, si è svolto a Roma nella sede nazionale del Centro Astalli e ha visto la richiesta di partecipazione di oltre 600 candidati. Le tante presenze hanno richiesto l’ampliamento dei posti disponibili, ma chi non è riuscito a parteciparvi potrà seguire il corso FAD (Formazione a Distanza) che consentirà a moltissimi medici di completare il percorso formativo.

Il progetto Sanità di Frontiera ha ottenuto anche il sostegno del Santo Padre tramite l’Obolo di San Pietro e per sottolineare il valore del percorso, ci facciamo aiutare dalle parole di Massimo Tortorella (Consulcesi), tra i fondatori di OIS, che si è così espresso:

«Sanità di Frontiera è un’iniziativa per la tutela del benessere collettivo e per la formazione dei medici, italiani e non solo, che si trovano sempre più spesso a confrontarsi con la realtà delle migrazioni. Si tratta di un progetto importante e benefico su cui invitiamo tutti a fare un passo avanti ispirati dalla propria coscienza e dall’esempio e dal dono del Santo Padre Francesco giunto a “Sanità di Frontiera” mediante l’Obolo di San Pietro».

Consulcesi al fianco degli specialisti

L’imprenditore Tortorella ha caparbiamente e con grande spirito imprenditoriale, portato la sua Consulcesi (di cui è fondatore e CEO), a diventare un punto di riferimento nel campo dei servizi per i camici bianchi. Con un piglio dinamico, ambizioso, coraggioso e visionario, l’imprenditore Tortorella ha fin da subito (quando l’imprenditore Tortorella aveva appena 29 anni ed era fresco del percorso universitario terminato con una brillante laurea in Giurisprudenza), focalizzato quindi la sua attenzione al mondo sanitario, creando quella che ad oggi è di fatto tra le prime realtà in Italia e in Europa che si rivolge a tale categoria. Una realtà che, come si può leggere direttamente sul sito Consulcesi, si occupa di “Promuovere azioni legali per il riconoscimento di diritti e rimborsi agli specialisti; far ottenere il giusto rimborso per le ore di lavoro in più ai medici italiani (ma recentemente anche a quelli del Regno Unito e della Francia); combattere le irregolarità bancarie; proporre leggi e sensibilizzare il Governo verso i diritti non riconosciuti alla classe medica; offrire soluzioni per la formazione obbligatoria tramite la nostra FAD ( innovativa piattaforma di eccellenza e al passo coi tempi per la formazione a distanza che è in grado di garantire i crediti ECM obbligatori per l’esercizio della professione), che ha ottenuto il primo posto nella classifica dei “Best provider ECM 2015” (la più autorevole guida italiana della formazione in campo sanitario)”. Oltre questo – che non è poco, anzi – l’ambizioso spirito imprenditoriale dell’imprenditore Tortorella lo ha portato a creare una serie di progetti strettamente correlati a Consulcesi e in linea con le offerte dei servizi proposti. Come la casa di produzione cinematografica internazionale: la Falcon Production, nata per sostenere il rivoluzionario progetto dei “Film Formazione”, volto a coniugare l’aggiornamento professionale del personale sanitario al cinema delle grandi star di Hollywood. O la Consulcesi Onlus che, sul fronte della solidarietà, ha realizzato diverse iniziative, dal sostegno alla popolazione eritrea, in particolare ai bambini, fino al progetto “Sanità di Frontiera”, avviato dall’Associazione OIS – Osservatorio Internazionale della Salute Onlus e rivolto alla formazione dei medici nell’ambito dell’accoglienza dei immigrati. E ancora, tra i vari progetti, App myDott, volta a migliorare la comunicazione medico-paziente. Consulcesi infine, si avvale dei suggerimenti che arrivano proprio dal personale sanitario, in modo tale da rendere i servizi offerti sempre più innovativi e utili.

Consulcesi Diritti dei Medici: Massimo Tortorella in prima linea

Consulcesi Diritti dei Medici

L’imprenditore Massimo Tortorella, è il fondatore e CEO di Consulcesi. Il campo d’azione dell’imprenditore Tortorella è quello tra i più sensibili: i diritti dei medici. Il suo impegno lo porta, ancora giovanissimo e dopo aver conseguito brillantemente la laurea in Giurisprudenza, a fondare la Consulcesi, che diventa ben presto una realtà nel campo dei servizi per i medici. Frutto dello spirito imprenditoriale visionario, ambizioso e coraggioso dell’imprenditore Tortorella, Consulcesi oggi è il punto di riferimento in Italia e in Europa per il mondo sanitario. Ecco un po’ di numeri che lasciano intuire il grande successo di questo innovativo progetto: oltre 100mila iscritti, 1 milione di utenti su internet che visitano il sito e le varie piattaforme legate alla Consulcesi, migliaia di medici e personale sanitario che si avvalgono dei suoi servizi anche per comunicare coi propri pazienti. Ma il vero successo di Consulcesi, l’imprenditore Massimo Tortorella lo deve sicuramente alla grande dedizione e passione che ha guidato la sua azione. E che lo ha portato, ad esempio, a portare avanti una gigantesca azione legale collettiva davanti alla quale molti suoi colleghi avrebbero già mostrato bandiera bianca prima ancora di iniziare: quello di far riconoscere il diritto al rimborso per le mancate borse di studio ai medici ex specializzandi. Grazie ad una solida preparazione in materia, il caparbio imprenditore Tortorella è riuscito di già a far ottenere rimborsi per oltre 500 milioni di euro a migliaia di “medici che si sono specializzati prima del 1991 senza ricevere alcun compenso e quelli che lo hanno fatto tra il 1993 e il 2006, anno in cui l’Italia si è allineata al resto dell’Ue dopo i due decreti attuativi (il Dlgs 257 del 1991 e il Dlsg 368 del 1999)”. La sua Consulcesi, con gli oltre 1.000 consulenti e sedi in Italia, Usa, Uk, Svizzera, Albania, offre costantemente supporto al personale sanitario: dall’assistenza legale fino all’innovativo sistema di formazione a distanza (FAD, che garantisce di ottenere, attraverso una piattaforma di eccellenza intuitiva e al passo coi tempi, i crediti ECM obbligatori per l’esercizio della professione).  

Consulcesi Rimborsi Medici UE

Consulcesi Rimborsi Medici UE

Consulcesi è una solida realtà che opera nel campo dei servizi per il mondo sanitario. L’imprenditore Massimo Tortorella è il suo fondatore e CEO e, forte di solidi e brillanti studi in Giurisprudenza e di quello spirito imprenditoriale coraggioso, ambizioso e dinamico che lo contraddistingue, ha portato ben presto Consulcesi ad essere un punto di riferimento in Italia e in Europa nel campo dei servizi al personale sanitario, con sedi in Italia, Usa, Uk, Svizzera, Albania e con oltre 1.000 consulenti. La Consulcesi, come si può leggere dal sito, si occupa – oltre la miriade di servizi offerti – di promuovere azioni legali per il riconoscimento di diritti e rimborsi agli ex specializzandi; far ottenere il giusto rimborso per le ore di lavoro in più ai medici italiani; combattere le irregolarità bancarie; proporre leggi e sensibilizzare il Governo verso i diritti non riconosciuti alla classe medica; offrire soluzioni per la formazione obbligatoria tramite FAD (innovativa piattaforma di eccellenza e al passo coi tempi, per la formazione a distanza che è in grado di garantire i crediti ECM obbligatori per l’esercizio della professione), che ha ottenuto il primo posto nella classifica dei “Best provider ECM 2015” (la più autorevole guida italiana della formazione in campo sanitario). La Consulcesi è un vero e proprio Gruppo che consta della presenza di diverse aziende che sostengono ulteriormente i servizi proposti, così da garantire al personale medico sempre il meglio. Come la casa di produzione cinematografica internazionale: la Falcon Production, nata per sostenere il rivoluzionario progetto dei “Film Formazione”, volto a coniugare l’aggiornamento professionale del personale sanitario, al cinema delle grandi star di Hollywood. O la Consulcesi Onlus che, sul fronte della solidarietà, ha realizzato diverse iniziative, dal sostegno alla popolazione eritrea, in particolare ai bambini, fino al progetto “Sanità di Frontiera”. Fino alla App myDott, volta a migliorare la comunicazione medico-paziente.