Responsabilità sanitaria: interviene la Cassazione

LE LACUNE DELLA RESPONSABILITÀ SANITARIA: INTERVIENE LA CASSAZIONE CON IL PROGETTO SANITÀ

In due recenti ordinanze la Terza Sezione della Corte Suprema ha stabilito che le questioni in materia di responsabilità sanitaria debbano avere una trattazione unitaria in apposite udienze

Il network legale Consulcesi & Partners plaude all’iniziativa: «Passo fondamentale per la tutela di tutti gli operatori della sanità, i dipendenti pubblici non sempre possono contare sulla tutela legale delle strutture»

Le evoluzioni normative intervenute negli ultimi anni nell’ambito della responsabilità sanitaria hanno delineato un quadro frammentato e soggetto a interpretazioni giurisprudenziali talvolta contraddittorie. Da ciò nasce la necessità di discutere le controversie legali sull’argomento in apposite udienze dedicate, con una conseguente semplificazione dell’iter, riduzione dei tempi di risoluzione, e una maggiore tutela di tutte le parti in causa. La Terza Sezione della Corte di Cassazione attraverso due recenti ordinanze, la 6426 ed in particolare la 6418 dello scorso 5 marzo, ha avviato quello che viene definito il “Progetto Sanità”. In sostanza, da quanto si evince da tali pronunce, la Cassazione ha stabilito che tutte le questioni che rivestono una particolare importanza e/o criticità in relazione alle più controverse tematiche in materia di responsabilità sanitaria, compresa la definizione dei criteri applicativi delle normative (dalla legge Balduzzi alla Gelli) recentemente intervenute, debbano avere una trattazione unitaria affinché i principi di diritto enunciati risultino coerenti e costanti nel tempo.

Una soluzione che punta a fornire delle linee guida chiare (che siano di ausilio per la magistratura ordinaria) e a mettere ordine nel complesso contenzioso tra medici e pazienti che ogni anno porta a 35mila nuove cause. Il “Progetto Sanità” inoltre può servire anche da deterrente per eventuali liti temerarie o più generale per quelle controversie che vengono avviate proprio perché vi sono dubbi e incertezze interpretative che lasciano spazio a diverse soluzioni.

L’iniziativa della Terza Sezione della Corte di Cassazione ha raccolto il plauso di Consulcesi & Partners, il network legale che ad inizio febbraio ha proposto l’istituzione dell’Arbitrato della Salute. «Apprezziamo la sensibilità mostrata dalla Corte rispetto alle tematiche della responsabilità sanitaria e il Progetto Sanità costituisce un passo molto importante per fare chiarezza in un coacervo di enunciati normativi che, soprattutto di recente, hanno acceso dispute dottrinali davvero complesse. Questa chiarezza – afferma Consulcesi & Partners – costituisce un momento fondamentale per la tutela della categoria dei medici e di tutti gli operatori sanitari che da anni difendiamo e che, come dimostrano le statistiche, molto spesso vengono coinvolti in processi lunghi e dispendiosi, in cui l’interpretazione “creativa” e i vuoti normativi sono all’ordine del giorno. In particolare, i dipendenti pubblici non sempre possono contare sulla tutela legale da parte delle strutture presso le quali lavorano».

«Ad esempio, al momento nonostante a nostro avviso sia chiaro che, nell’ambito dei procedimenti civili, la legge Gelli non possa essere applicata retroattivamente ai fatti avvenuti prima della sua entrata in vigore, vi sono diverse pronunce che hanno ritenuto il contrario. È ben vero – proseguono i legali di Consulcesi & Partners -, che si tratta di pronunce di merito ed in alcuni casi rimaste ancora isolate, ma questo la dice lunga sulle difficoltà che le parti di un procedimento di responsabilità sanitaria si troveranno ad affrontare nel prossimo futuro, in attesa delle auspicate “linee guida” che, con questa iniziativa, il Supremo Collegio vorrà dare al mondo di noi operatori del settore».

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Carta d’identità digitale del diamante

DOPO LA FRODE CHE HA COINVOLTO MIGLIAIA DI INVESTITORI ANCHE VIP

NASCE LA CARTA DI IDENTITÀ DIGITALE DEL DIAMANTE: CON LA BLOCKCHAIN UNA CERTIFICAZIONE A PROVA DI TRUFFA

L’hi-tech company Consulcesi Tech ha ideato un codice univoco con tutte le informazioni sul bene rifugio, mentre il network legale Consulcesi&Partners scende in campo per tutelare, tra gli altri, anche molti medici raggirati

Con la Blockchain si poteva evitare la truffa della vendita di “diamanti da investimento” che ha coinvolto migliaia di risparmiatori. Andrea Tortorella, CEO di Consulcesi Tech, hi-tech company di Consulcesi Group, presenta un progetto destinato a innovare il settore: «La Blockchain consente di investire in modo sicuro, trasparente e certificato poiché garantisce la qualità, la provenienza e la liceità dei diamanti. In questo modo – assicura Tortorella – non ci saranno più dubbi o timori di essere frodati poiché al momento dell’acquisto ogni brillante sarà corredato di un file digitale contenente le informazioni su dove è stato estratto, dove è stato tagliato e quale percorso ha compiuto. Consulcesi Tech ha messo a punto una “carta di identità digitale del diamante” con un codice univoco a prova di falsificazione».

Lo scandalo non ha coinvolto soltanto celebrità del calibro di Vasco Rossi e Federica Panicucci, infatti sono molti i medici a essere stati truffati. Mentre la Procura di Milano prosegue le indagini, numerosi camici bianchi hanno già contattato il network legale Consulcesi & Partners per denunciare il raggiro. Un’impennata di segnalazioni che non accenna ad arrestarsi. «In seguito alle numerose telefonate ricevute, siamo pronti a far valere i diritti di chi lamenta di essere stato raggirato – fanno sapere dal network legale –. Ai nostri clienti è stato proposto di diversificare il portafoglio attraverso l’acquisto di beni di rifugio come i diamanti. Tuttavia, le indagini hanno fatto emergere una situazione opaca nella quale le banche vendevano le pietre preziose a un valore doppio rispetto a quello di mercato e incassavano ingenti commissioni».

Per un innovativo approccio agli investimenti nel settore, Consulcesi Tech ha stipulato un accordo con Diamondschain, marketplace di scambio tra diamanti e criptovalute: in particolare, la possibilità di investire una parte delle proprie criptovalute in diamanti d’investimento significa aggiungere un bene reale in un contesto caratterizzato dall’immaterialità della moneta digitale. Anche in questo caso, comunque, fondamentale è il contributo della Blockchain: il deposito di diamanti certificati avverrà infatti attraverso la sottoscrizione di Smart Contract. Un’ulteriore garanzia per gli acquirenti, che avranno la certezza di operare in totale sicurezza e trasparenza, al riparo da truffe e raggiri.

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Tortorella (Consulcesi): Attivare il Tribunale della Salute

Tortorella (Consulcesi): “Basta caccia al medico, subito il tribunale della salute” 

Dopo la pronuncia dello I.A.P. sullo spot di Obiettivo Risarcimento, i medici chiedono a Consulcesi di proseguire la battaglia. Tortorella duro su Linkedin: «La mamma dei cretini è sempre incinta» e conferma la denuncia alla Procura della Repubblica: «Il 97% delle cause intentate dai pazienti è senza esito, ma la reputazione dei professionisti è rovinata a vita, perché Internet comunica ma non cancella i fatti giudiziari infondati».

Consulcesi, nonostante la pronuncia dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, conferma di essere pronta a denunciare alla Procura della Repubblica il caso che ha generato l’indignazione della categoria medica con in prima linea la FNOMCeO ed il suo Presidente Filippo Anelli.

«Come ho scritto sul mio profilo Linkedin, in un post con decine di migliaia di visualizzazioni, la mamma dei cretini è sempre incinta. Dobbiamo salvaguardare – afferma Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi – chi, oggi, non ha la serenità di curare secondo coscienza per paura di essere messo alla gogna. E non stupiamoci, poi, se i medici migliori se ne vanno all’estero o se i familiari dei pazienti aggrediscono gli operatori sanitari intenti a fare solo il loro dovere, sottopagati e spesso costretti a turni di lavoro massacranti, che attendono da anni i rimborsi per aver lavorato in corsia, dopo la laurea, gratuitamente. Il 97% delle cause intentate dai pazienti – aggiunge Tortorella – è senza esito, ma la reputazione dei professionisti, anche senza aver commesso danni, è rovinata a vita, perché Internet comunica ma non cancella i fatti giudiziari infondati».

Massimo Tortorella lancia quindi un appello facendosi portavoce delle numerose richieste che continuano ad arrivare quotidianamente dagli operatori sanitari tutelati da Consulcesi: «È ora di cambiare. Basta con la “caccia al medico”, collaboriamo, invece, tutti insieme a generare un sistema virtuoso attraverso la creazione di un Tribunale della Salute, luogo di confronto e non di contrapposizione per medici e pazienti. Siamo pronti ad essere promotori di questa iniziativa, contando sul supporto dei rappresentanti delle istituzioni medico-sanitarie, dei sindacati e delle associazioni a tutela dei pazienti. E anche il mondo dell’informazione non può esimersi da dare un contributo fondamentale evitando di accogliere messaggi che, anche solo indirettamente, possano minare le fondamenta del sistema salute in particolare nell’ambito del servizio pubblico»

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Migranti: tutela della salute e formazione

I 5 PASSI PER GESTIRE IL FENOMENO

Francesco Aureli, Presidente “Onlus Sanità Di Frontiera – Salute Senza Confini”: «Dopo le ultime tragedie nel Mediterraneo è il momento dell’azione concreta»

Le ultime stragi nel Mediterraneo hanno riacceso i riflettori sulla drammatica questione dei migranti: tuttavia, non basta più dire che serve un momento di riflessione, perché ciò di cui c’è veramente bisogno è un’azione strutturale e destinata a diventare sistemica nell’immediato futuro. Proprio in questa direzione vanno i 5 punti proposti da Francesco Aureli, Presidente della Onlus “Sanità Di Frontiera – Salute Senza Confini”. Le cinque azioni sono “la riapertura di canali legali per i cosiddetti migranti economici e organizzazione di stabili corridoi umanitari per i profughi”; quindi, “l’incentivazione di percorsi di formazione per la valorizzazione professionale di chi giunge nel nostro Paese”. E ancora, “misure efficaci per la crescita demografica”. Il quarto punto proposto è la “prevenzione dell’emigrazione” e il quinto, la “nomina di un commissario o di un sottosegretario, che sieda a Palazzo Chigi e che interagisca e si coordini con un tavolo costituito dai ministri delle Politiche Sociali, dell’Interno, del Lavoro e Sviluppo Economico, degli Esteri, del Tesoro, della Salute e della Famiglia, in coordinamento e collaborazione con la Conferenza Stato-Regioni e l’Anci.

«Cinque punti concreti per agire in maniera pragmatica e strutturale sul fenomeno migratorio – spiega Francesco Aureli – rendendo immediatamente operative soluzioni che possano contribuire davvero a una gestione virtuosa». «Tra i punti da tenere in particolare considerazione spicca sicuramente quello della salute e del benessere sociale delle comunità di accoglienza e dei migranti stessi, nonché della necessità di formazione anche per i medici e gli altri operatori sanitari che interagiscono con i migranti: quando si parla di salute, tutti gli uomini sono uguali, senza differenze di etnia, credo religioso, condizioni economiche e sociali, e i nostri medici devono essere messi in condizione di poter curare tutti superando le barriere culturali e quelle dell’approccio psicologico».

Proprio da questo principio nasce l’impegno della Onlus “Sanità Di Frontiera – Salute Senza Confini” – a fianco di Consulcesi Onlus, frutto della sensibilità sociale del Gruppo Consulcesi, realtà leader nella formazione e nella tutela legale dei medici. In questo senso, sono state portate avanti importanti iniziative nel campo della formazione degli operatori sanitari sul delicato tema della medicina delle migrazioni, tra cui il recente corso di Educazione Continua in Medicina “Salute e migrazione: curare e prendersi cura”. Grazie alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO), il corso, fruibile gratuitamente da tutti i medici italiani attraverso l’innovativa modalità della Formazione a Distanza, è accreditato direttamente da FNOMCeO. Un’idea nata dall’esperienza maturata grazie a Sanità di Frontiera, progetto di spiccata sensibilità sociale che ha ricevuto il sostegno anche da parte della Santa Sede mediante l’Obolo di San Pietro, e di cui l’ideatore e Presidente di Consulcesi Onlus, Massimo Tortorella, ha avuto modo di parlare direttamente con Papa Francesco.

Consulcesi Onlus è tra i principali sostenitori della Onlus “Sanità Di Frontiera – Salute Senza Confini”, che opera esclusivamente attraverso finanziamenti privati, ed è in prima linea – grazie al know-how maturato con la sua divisione tecnologica, Consulcesi Tech – per implementare un nuovo paradigma di trasparenza nella raccolta charity attraverso la Blockchain, in modo da garantire a chi sceglie di supportare le onlus la piena tracciabilità e trasparenza delle somme donate.

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CHE TIPO DI MALATO DI INTERNET SEI? TE LO DICE LO PSICHIATRA ON LINE

Cyber sexual addiction, cyber relation addiction, information overload: alcune delle categorie della dipendenza da internet analizzate dallo psichiatra David Martinelli, del Centro Pediatrico Interdipartimentale Psicopatologia da Web presso la Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, attraverso il corso FAD del provider ECM 2506 Sanità in-Formazione “Internet e adolescenti: I.A.D. e cyberbullismo” 

Dopo lo #Sconnessiday al Ministero della Salute, e la proposta di istituire una Giornata Mondiale della S-connessione, Consulcesi Club lancia il sito internet http://www.sconnessiday.it/: pazienti, insegnanti e genitori potranno accedere gratuitamente al corso per saperne di più sulla web-addiction

Che tipo di malato di internet sei? Una domanda che potrebbe suonare provocatoria, ma non lo è affatto: dopo il grande successo, anche mediatico, dello #SconnessiDay al Ministero della Salute, e la proposta condivisa con il cast e il regista del film “Sconnessi”, Christian Marazziti, di istituire una Giornata Mondiale della S-connessione da celebrare ogni 22 febbraio, Consulcesi Club torna sull’allarme dipendenza dal web e lo fa attraverso il sito internet http://www.sconnessiday.it.

Proprio su http://www.sconnessiday.it, infatti, il corso FAD (Formazione a Distanza) del provider ECM 2506 Sanità in-Formazione “Internet e adolescenti: I.A.D. e cyberbullismo” è fruibile gratuitamente anche da
parte di pazienti, insegnanti e genitori. Ma chi sono i malati di internet? A spiegarlo, il responsabile scientifico del corso, lo psichiatra David Martinelli, del Centro Pediatrico Interdipartimentale Psicopatologia da Web
presso la Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, che elenca le seguenti categorie dell’internet addiction:

CYBER SEXUAL ADDICTION, ovvero l’uso compulsivo di siti dedicati al sesso virtuale e alla pornografia.
CYBER RELATIONAL ADDICTION, che consiste nell’eccessivo coinvolgimento nelle relazioni virtuali, con la compulsione ad instaurare rapporti esclusivamente (o quasi) attraverso il web, soprattutto tramite i social network.
NET COMPULSION. Tra i diversi tipi di dipendenza dal web, la “compulsione per la Rete” è quella che più di tutte può mettere a rischio le finanze di chi ne soffre, perché è caratterizzata da acquisti compulsivi attraverso siti di e-commerce e portali specializzati in aste, e dall’utilizzo di portali dedicati
al gioco d’azzardo online.
• INFORMATION OVERLOAD, che affligge i ricercatori ossessivi di informazioni sul web, attraverso giornali on line, motori di ricerca ed enciclopedie digitali.
COMPUTER ADDICTION, la tendenza al coinvolgimento eccessivo in giochi virtuali, come per esempio i MUD’s (Multi User Dimensions – giochi di ruolo).

Il corso presenta anche una intervista doppia in cui a Martinelli fa da contraltare Maurizio Mattioli, altro protagonista di “Sconnessi”: un divertente botta a e risposta su internet addiction, nomofobia (la paura di essere sconnessi dallo smartphone) e cyberbullismo.

Parallelamente al sito internet, è attiva anche la Pagina Facebook https://www.facebook.com/SconnessiDay/
con infografiche e materiali video per sollecitare giovani e adulti a “sconnettersi” da tutti i device almeno un’ora al giorno, dalle 20.30 alle 21.30, per tornare a vivere le relazioni reali e a comunicare davvero.

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Terrorismo: l’Inghilterra in stato di assedio. Da Londra la testimonianza dell’imprenditore italiano Massimo Tortorella

11 settembre 2001, quattro aerei di linea vengono dirottati nei punti nevralgici degli Stati Uniti d’America, causando la morte di circa 3000 persone ed il ferimento di oltre 6000, oltre che il crollo dei simboli economico-commerciali degli USA, le Torri Gemelle. 11 settembre 2001, il giorno in cui cambiò senza appello, l’ordine mondiale ed è stata condannata a morte la civiltà. E’ riduttivo, senza alcun dubbio, far risalire la “secolare” questione mediorientale a quel maledetto 11 settembre, ma non è possibile negare che sia proprio quella la data che ha dato il via all’ inasprimento delle rimostranze e degli atti di forza di fazioni dell’islam radicale in continua crescita. Al Qaida prima, l’ISIS poi, sono diventati i “nuovi mostri” della porta accanto; ciascuno di noi ne subisce l’azione e che sia in modo diretto o collaterale, subiamo in una misura in cui non è più possibile pensare di “non farne parte”. Chi siano poi i veri mostri saprà dircelo la storia, non è questa la sede per prendere parte di uno schieramento, ma è questa la sede per ricordarci di un dolore globale che ci unisce inevitabilmente tutti.

12 ottobre 2002, nell’isola indonesiana di Bali perdono la vita 202 ragazzi per mano di attentati terroristici all’interno di un locale nella zona di Kuta, rinomata località turistica dell’isola. L’attentato è rivendicato da un’organizzazione vicina ad Al Qaida. 11 marzo 2004, Madrid viene messa a ferro e fuoco da dieci bombe poste all’interno di 4 treni. Muoiono 191 persone, colpite nella loro quotidianità. 2000 sono i feriti. Anche qui, l’attacco viene rivendicato da Al Qaida

7 luglio 2005, è la volta di Londra. Quattro attacchi all’ora di punta, distruggono tre treni della Tube ed un bus a due piani: 56 morti e 700 feriti. Attacco rivendicato da un gruppo vicino ad Al Qaida. Tra il 26 ed il 29 novembre del 2008 ad essere presa di mira è l’India. Vengono assaltati alberghi di lusso e dunque turistici, la stazione ferroviaria ed un centro ebraico di Mumbai. Il bollettino è di 166 persone morte.

Tra il 21 ed il 24 settembre del 2013 un commando assalta, in Kenya, il centro commerciale Westgate a Nairobi. 67 le vittime e attentato rivendicato dal gruppo estremista Al Shebab. Sempre in Kenya perderanno la vita altre 148 persone (tutti studenti), il 2 aprile del 2015, per mano dello stesso gruppo. In quell’occasione venne assaltata l’Università di Garissa.

Gennaio 2015: inizia la via crucis infinita della Francia, ancora oggi mirino “preferito” degli estremisti e centro nevralgico di formazione per migliaia di giovani fighters. Due uomini armati fanno irruzione nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, uccidono 12 persone. Il giorno dopo viene uccisa una poliziotta poco fuori Parigi, l’assalitore prenderà poi in ostaggio delle persone all’interno di un supermercato kosher, uccidendone quattro.

Purtroppo per la Francia, il peggio sarebbe dovuto ancora arrivare e quel peggio lo ricorderemo per intere generazioni: 13 novembre 2015. Durante quella frenetica giornata, l’organizzazione terroristica dell’ISIS prepara una serie senza precedenti di attentati che porteranno alla morte di 130 persone e al ferimento di 350. Le zone colpite saranno in tutto 6, tra il decimo e l’undicesimo arrondissement di Parigi. Vengono colpiti bar e ristoranti all’aperto, lo Stadio de France ove era in corso la partita Francia-Germania e la sala concerti Bataclan che registra le maggiori perdite, 89.

Il 2015 è decisamente un annus horribilis, vengono infatti colpite anche, nell’ordine, Tunisia, Turchia, Egitto e Libano. In Tunisia viene colpito un resort sulla spiaggia di Sousse il 26 giugno, quando uno studente armato di kalashnikov uccide 38 turisti. In Turchia vengono uccise 102 persone con attacco kamikaze alla stazione ferroviaria di Ankara, il 10 ottobre. Sempre ad ottobre, il 31, in Egitto si schianta un Airbus russo partito da Sharm el-Sheikh. Moriranno 224 persone per il più grave disastro aereo nella storia della Russia. A rivendicarlo è sempre l’ISIS. In Libano si registrano infine 44 morti per un attacco firmato ISIS a Beirut, contro il movimento sciita libanese Hezbollah. Se il 2015 è stato un anno di terrore, non va meglio al 2016, anno in cui cambiano le modalità di attacco da parte degli attentatori ISIS, ma non la sostanza. Non vengono utilizzate bombe e kamikaze per uccidere ma i simboli della vita quotidiana di ciascuna persona: le automobili.

E’ il 14 luglio 2016, giorno di festa nazionale per la Francia. A Nizza, vanno in scena i noti festeggiamenti sulla Promenade Des Anglais che culmineranno con gli spettacolari e tradizionali fuochi artificiali. Quella tradizione però non verrà rispettata perché un autocarro si farà strada poco prima, tra la folla, a tutta velocità investendo volontariamente centinaia di persone. I morti saranno 86 a fronte di 302 feriti.

La stessa dinamica verrà poi ripetuta a Berlino, nella notte del 19 dicembre 2016. Un autoarticolato piomba su un mercatino di Natale uccidendo 12 persone e ferendone 56. Il 22 dicembre, l’attentatore Anis Amri viene trovato ed ucciso in Italia, a Sesto. Nel mese di marzo del 2016 tocca anche a Bruxelles ed Istanbul, per altri morti da piangere e mostri da combattere. Siamo nel 2017 e gli attacchi terroristici non si fermano, continuano anzi a colpire senza tregua l’Europa, senza considerare i quotidiani attacchi perpetrati in tutte le altri parti del mondo (da citare la questione siriana che meriterebbe un capitolo a parte, la situazione irachena, del Kurdistan, della Nigeria, tanto per dirne alcune).

Tra marzo e settembre il terrore inizia a diventare in modo inquietante sinonimo di una grande Capitale europea: Londra. La Gran Bretagna diventa inevitabilmente il bersaglio più colpito considerando l’arco temporale degli attentati e le conseguenze riportate. E’ il 22 marzo, nei pressi del ponte di Westminster di Londra un’auto impazzita falcia i pedoni uccidendone 4 e prosegue la corsa fino a Parliament Square, nelle vicinanze di Palazzo Westminster. Morirà un agente di polizia, accoltellato a morte dall’attentatore Khalid Massod. Di nuovo un’auto, di nuovo morte, di nuovo ISIS. Il 22 maggio sarà il turno di Manchester, un attacco suicida uccide 23 persone e ne ferisce 122 durante il concerto della pop star Ariana Grande. Il 3 giugno viene presa di mira la zona pedonale del London Bridge: tre uomini a bordo di un furgoncino investono dei passanti per poi scendere per accoltellarne altri. Moriranno 8 persone.

Per Londra non è finita, il 16 settembre 2017 infatti, un nuovo attentato di matrice islamista colpirà la zona 2 della città. Nel mezzo ci sono gli attentati di Parigi del 20 aprile, ove perde la vita un agente accoltellato, e quello di Stoccolma del 7 aprile, quando muoiono 5 persone travolte dall’ennesimo camion lanciato sulla folla di Drottninggatan. Leggendo rapidamente questa “piccola” e sicuramente non esaustiva cronistoria, manca (fortunatamente) il nostro Bel Paese, risparmiato quanto meno in modo diretto, dalle azioni terroristiche dell’ISIS (se intenzionalmente o meno, qualcuno in futuro saprà spiegarcelo, ma non ci addentreremo in questa sede ad azzardare ipotesi sul perché l’Italia non venga colpita).

Il fatto che il nostro Paese non abbia dovuto sopportare lo strazio degli attenati, non mette purtroppo al riparo gli italiani dalle terribili conseguenze degli stessi. Sono molte le vite italiane perse negli attentati verificatisi in Europa e nel mondo. Sono infatti milioni i connazionali che vivono e lavorano all’estero e che diventano uniche fonti utili e testimoniali di ciò che accade in “un lontano da noi” che poi tanto lontano non è.

Uno di questi è l’imprenditore italiano Massimo Tortorella, presidente del gruppo Consulcesi, che ha scelto Londra come città d’azione per sé e per la propria famiglia. È proprio Massimo Tortorella a raccontare alle tv di informazione italiane quanto accaduto il recente 16 settembre a Londra, nella linea verde (District Line), all’altezza della stazione di Parsons Green, zona 2 della città londinese. Un grazie va lui e a tutte le famiglie italiane che vivono all’estero, per garantire quel ponte di fratellanza e aggiornamento costante tra il nostro Paese e tutti gli altri colpiti dall’odio.

Erano le 8.30 quando improvvisamente all’interno di un vagone della Tube, fermata Parsons Green, esplode un ordigno fortunatamente “improvvisato” che ha ferito 29 persone, nessuna in modo grave. La tragedia è stata evitata grazie ad un innesco anticipato del timer, segno che l’attentato terroristico fosse stato preparato in modo frettoloso e probabilmente non da un commando “professionista”. Il colpo di fortuna nasconde però un’inquietante verità: il terrorismo è divenuto capillare, dematerializzato, liquido. Non agisce più attraverso cellule organizzate ma si nutre di “cani sciolti” a cui bastano pochi tutorial su internet per preparare ordigni, armi e pianificare azioni di morte spesso (fortunatamente) balbettanti. Un attentato è comunque un attentato, anche laddove non si registrano vittime, ecco perché la premier britannica Theresa May ha annunciato l’innalzamento dell’allerta nazionale.

Massimo Tortorella rappresenta il volto di migliaia di italiani che si ritrovano, inconsapevolmente, a far parte di un disegno inaspettato, violento e contro cui l’unica arma possibile è forse il fato, quel destino di cui spesso parliamo senza comprenderne davvero l’entità. L’imprenditore italiano si è trovato nel classico posto sbagliato, nel momento sbagliato, con l’unica “colpa” di assolvere il suo ruolo di padre. Nel mentre avveniva l’attentato infatti, Massimo Tortorella stava accompagnando i suoi figli a scuola. Questione di attimi e la tragedia è servita. È lo stesso imprenditore ad avvalorare la tesi secondo cui il terrorismo è ormai ovunque, in modo troppo fluido per essere “anticipato” o anche semplicemente “annusato”. Massimo Tortorella 7 anni fa si sposta dal centro di Londra in zona 2, riflettendo proprio sui numerosi attacchi che colpiscono il cuore della città londinese. Oggi, intervistato da Sky, Rai, Mediaset, ammette di non sentirsi al sicuro nemmeno in quella zona che avrebbe invece dovuto garantirgli più serenità.

La domanda a questo punto è univoca: esiste o esisterà più un luogo in cui sentirci finalmente sicuri?

Formazione dei medici e migrazione

«La formazione dei medici che si trovano ad avere pazienti immigrati è fondamentale oggi per riuscire a garantire effettivamente il loro diritto alla salute. La collaborazione tra il servizio pubblico e il privato sociale è la via giusta per fare accedere quante più persone, e in particolare i rifugiati, spesso portatori di grandi vulnerabilità, alla prevenzione, all’emersione e alla cura».

A parlare è Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli di Roma, sede del secondo corso di Educazione Continua in Medicina “Salute e Migrazione curarsi e prendersi cura”, tenutosi tra il 19 ed il 22 settembre 2017.

Il corso fa parte del progetto “Sanità di Frontiera”, voluto dall’Osservatorio internazionale per la Salute (OIS) di cui è fondatore, tra gli altri, Massimo Tortorella, leader del Gruppo Consulcesi.

I 4 giorni di corso hanno visto avvicendarsi moltissime importanti personalità del settore medico, tra cui esponenti di Ministero degli Interni, Ministero della Salute, OIM, OMS, Save the Children, UNHCR, INMP, SIMM, Caritas, MSF, Croce Rossa Italiana, Istituto Superiore di Sanità, Centro Astalli, ASGI

(Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione). Le richieste di partecipazione sono state oltre 600, un successo se si pensa soprattutto alla delicatezza e sensibilità delle tematiche affrontate.

Sulla migrazione infatti, che se ne parli politicamente o culturalmente, esistono pareri contrastanti spesso forti, a volte violenti che non ci danno modo di comprendere appieno come affrontare la “questione”, soprattutto in termini medici.

Ciò che è importante sapere e dunque riconoscere è che il migrante arriva a seguito di un lungo viaggio a cui spesso molti non sopravvivono, ed arriva con un bagaglio psico-fisico compromesso e soprattutto complesso. Saper come gestire tale difficoltà è importante al fine di superare le barriere culturali che ci imponiamo, creando invece consapevolezze, ponti e nuove risorse. Non è un caso che ad avallare il progetto Sanità di Frontiera di OIS, ci sia il Santo Padre, Papa Francesco, motivo di grande orgoglio per lo stesso Massimo Tortorella e Consulcesi, gruppo che ha attivato tra le altre cose un corso FAD (formazione a distanza), per consentire a tutti i medici di completare il proprio percorso formativo in tema di migrazione.

Progetto Sanità di Frontiera

Sanità di Frontiera è un progetto a firma di OIS, Osservatorio Internazionale per la Salute, avallato, tra gli altri, niente meno che dal Santo Padre Papa Francesco. Il progetto riguarda un tema molto sensibile e di estrema attualità, la migrazione.

Ogni giorno sulle coste del nostro Paese, arrivano centinaia di migranti le cui condizioni psico-fisiche sono spesso al limite dell’umanità. Il progetto Sanità di Frontiera nasce proprio per meglio comprendere quale sia l’approccio sanitario migliore da rivolgere a queste persone.

«L’iniziativa , messa a punto dall’Osservatorio e presentata nella prima

metà del 2016 presso il Ministero della Salute, guarda al wellbeing dei migranti come un tutt’uno con quello della collettività nazionale e internazionale e mira a sostenere il forte impegno sociale mostrato dai medici italiani. Il corso si caratterizza per l’attenzione particolare dedicata all’approccio psicologico e multiculturale quale strumento indispensabile a migliorare le interazioni tra gli operatori sanitari e gli stranieri presenti sul nostro territorio, nonché il benessere dei migranti e delle comunità di accoglienza». Queste sono le parole del presidente del Comitato Scientifico OIS, Giuseppe Petrella che mette in luce il vero problema dell’accoglienza dei migranti: la barriera culturale e l’aspetto psicologico.

Sanità di Frontiera ha così lanciato la seconda edizione del corso in Educazione Continua in Medicina “Salute e Migrazione curarsi e prendersi cura”, tenutosi tra il 19 ed il 22 settembre 2017.

Sono state oltre 600 le richieste di partecipazione ed il tanto interesse ha fatto sì che il provider di corsi FAD (formazione a distanza del Gruppo Consulcesi) istituisse un corso apposito per il completamento formativo dei medici che non sono riusciti a partecipare.

Tante le personalità di settore presenti al corso OIS,

tra i docenti infatti c’erano esponenti di Ministero degli Interni, Ministero della Salute, OIM, OMS, Save the Children, UNHCR, INMP, SIMM, Caritas, MSF, Croce Rossa Italiana, Istituto Superiore di Sanità, Centro Astalli, ASGI

(Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione).

Il Corso si è tenuto a Roma, presso la sede nazionale del Centro Astalli e ha, come detto, riscosso moltissimo successo. Proprio il successo ricevuto dal progetto “Sanità di Frontiera” ci aiuta a comprendere, seppur in piccola parte, la misura del cambiamento che sta vivendo il nostro Paese. E’ evidente che le barriere culturali in un certo qual modo stanno cedendo e l’attenzione per la questione “migranti” è finalmente comprovata.

Sul corso destinato agli operatori di settore medico, è intervenuto anche Massimo Tortorella, uno dei fondatori dell’Osservatorio, che ha fatto eco alle parole del Santo Padre, grande “sponsor” del progetto Sanità di Frontiera:

«Sanità di Frontiera, è un’iniziativa per la tutela del benessere collettivo e per la formazione dei medici, italiani e non solo, che si trovano sempre più spesso a confrontarsi con la realtà delle migrazioni. Si tratta di un progetto importante e benefico su cui invitiamo tutti a fare un passo avanti ispirati dalla propria coscienza e dall’esempio e il dono del Santo Padre Francesco giunto a “Sanità di Frontiera” mediante l’Obolo di San Pietro».

Osservatorio Internazionale per la Salute (OIS)

Quello dei migranti è uno dei temi più sensibili della società civile, fenomeno che ha visto moltissime evoluzioni nel corso del tempo e dei cicli storici. Comun denominatore di ogni evoluzione è quello del superamento culturale del concetto di “frontiera” inteso come altro da sé, anziché come risorsa. Quotidianamente ci troviamo a dover affrontare emergenze in materia di migrazione, senza riuscire a capire come affrontarne le conseguenze ed è per questo che scende in campo direttamente l’Osservatorio Internazionale per la Salute, OIS.

Con il progetto “Sanità di Frontiera”, OIS cerca di mettere in fila domande e dubbi, offrendo però risposte valide e concrete attraverso l’azione. Il progetto in particolare, cerca di dare una risposta ad una delle domande forse più ricorrenti quando si parla di migrazione: cosa possono fare i medici, il personale sanitario e gli operatori di settore in riferimento ai migranti?

Francesco Aureli, presidente OIS, risponde a questa domanda attraverso la seconda edizione del corso di Educazione Continua in Medicina “Salute e Migrazione curarsi e prendersi cura”, tenutosi tra il 19 ed il 22 settembre 2017.

All’interno del corso, esperti della medicina delle migrazioni (psicologi, mediatori, medici) hanno messo a disposizione le loro competenze per trasferire nozioni necessarie al fine di comprendere quale sia l’approccio sanitario migliore nei confronti dei migranti. Quello dell’assistenza medica è un tema molto delicato quando si parla di immigrazione; pensiamo ai tantissimi arrivi di Lampedusa, ove giungono i migranti che riescono a sopravvivere a mesi di viaggio impervio. L’assistenza medica è dunque la prima cosa a cui pensare, così come quella psicologica.

Il corso analizza in modo analitico e pratico, le conseguenze emotive oltre che fisiche, subite dal migrante in arrivo, seguendo una strada di abbattimento delle barriere culturali. L’obiettivo è quello di dare uno sguardo a 360° del fenomeno migratorio e cosa esso comporta in termini di salute fisica.

Al corso OIS hanno partecipato grandi personalità di settore, tra i docenti infatti vi sono esponenti di Ministero degli Interni, Ministero della Salute, OIM, OMS, Save the Children, UNHCR, INMP, SIMM, Caritas, MSF, Croce Rossa Italiana, Istituto Superiore di Sanità, Centro Astalli, ASGI

(Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione).

Come detto, il corso è arrivato alla sua seconda edizione, si è svolto a Roma nella sede nazionale del Centro Astalli e ha visto la richiesta di partecipazione di oltre 600 candidati. Le tante presenze hanno richiesto l’ampliamento dei posti disponibili, ma chi non è riuscito a parteciparvi potrà seguire il corso FAD (Formazione a Distanza) che consentirà a moltissimi medici di completare il percorso formativo.

Il progetto Sanità di Frontiera ha ottenuto anche il sostegno del Santo Padre tramite l’Obolo di San Pietro e per sottolineare il valore del percorso, ci facciamo aiutare dalle parole di Massimo Tortorella (Consulcesi), tra i fondatori di OIS, che si è così espresso:

«Sanità di Frontiera è un’iniziativa per la tutela del benessere collettivo e per la formazione dei medici, italiani e non solo, che si trovano sempre più spesso a confrontarsi con la realtà delle migrazioni. Si tratta di un progetto importante e benefico su cui invitiamo tutti a fare un passo avanti ispirati dalla propria coscienza e dall’esempio e dal dono del Santo Padre Francesco giunto a “Sanità di Frontiera” mediante l’Obolo di San Pietro».